La fine dell’orrore compie 66 anni
In Italia nel luglio del 2000 è stato istituito per legge il “Giorno della Memoria” in ricordo “dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. La scelta del 27 gennaio non è casuale perchè quel giorno nel 1945 furono abbattuti i cancelli di Auschwitz, il più grande ed efficiente centro di sterminio degli ebrei.
Campo di concentramento Auschwitz-Birkenau, all’ingresso del quale un paradossale messaggio accoglieva i prigionieri: “Arbeit Macht Frei” che in tedesco significa “Il lavoro rende liberi”.
Ricordare è un atto di civiltà di Tania Catalano
Ogni essere vivente, in quanto tale, merita assoluto rispetto nella totalità della sua esistenza.
Ciò che distingue l’uomo da tutte le altre specie animali è la capacità di utilizzare la ragione e i sentimenti e di accantonare l’istinto qualora esso risulti essere un atto di inciviltà che violi la libertà altrui.
L’essere umano, in quanto dotato di capacità riflessiva, è più responsabile delle proprie azioni di quanto non lo siano le altre specie animali, motivo per il quale egli non ha solamente il diritto di essere rispettato ma ha anche il dovere di rispettare la “vita” in qualsiasi forma essa si presenti.
In quanto essere umano mi sembra doveroso ricordare la tragedia dell’olocausto per rendere omaggio a tutti coloro che subirono quell’indecoroso oltraggio del proprio essere, per rispetto nei loro confronti e per scegliere di non perseverare.
L’invito che rivolgo a tutti è quello di conservare sempre nella nostra mente e nel nostro cuore il ricordo di ciò che fu e la consapevolezza dei nostri diritti e dei nostri doveri nei confronti di tutto ciò che ci circonda.
La Shoah e l’Olocausto due termini per una tragedia: entrambi i termini, l’uno di origine ebraica e l’altro di origine greca, ormai da tanti anni vengono utilizzati in riferimento alla medesima tragedia umana che ebbe fine 66 anni fa.
Con il termine “Shoah”, (in ebraico “sterminio”), si indica, appunto, lo sterminio del popolo ebraico, degli slavi, degli zingari, dei portatori di handicap, dei neri, degli omosessuali, e di tutti coloro che, secondo i nazisti e i fascisti, non appartenevano alla razza superiore e pura, ossia la razza bianca ariana.
I regimi dittatoriali nazi-fascisti stabilirono delle leggi razziali secondo cui tutti coloro che appartenevano a una etnia a loro non “gradita” dovevano essere arrestati e rinchiusi nei campi di concentramento, costretti ai lavori forzati e alle torture più disumane, prima di essere tragicamente e orribilmente oltraggiati ed uccisi.
Il termine “Olocausto” (dal greco hólos “completo” e kaustós “rogo”) è un sacrificio nel quale ciò che si sacrifica viene completamente arso.
Nella Bibbia è un termine ricorrente, specialmente in occasione di sacrifici religiosi.
Dalla seconda metà del XX secolo anche il termine “Olocausto” viene utilizzato per riferirsi allo sterminio attuato dai nazisti a danno del popolo ebraico.
Il Giorno della Memoria
Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche liberarono il campo di sterminio di Auschwitz, restituendo la libertà ai prigionieri che erano riusciti a sopravvivere alla Shoah.
Con il loro ingresso nel campo di Auschwitz, i russi svelarono a tutto il mondo il tragico e disumano trattamento subito dagli ebrei, martoriati, umiliati, torturati fisicamente e nell’anima.
Si stima che circa sei milioni di ebrei vennero uccisi in Europa dalla fine del 1930 al 1945.
Nel 2000, una legge italiana ha istituito il 27 gennaio come Giorno della Memoria, una data simbolica per ricordare l’olocausto, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte.
Sono trascorsi sessantasei anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz e dalla fine della Shoah. In questo giorno della memoria, in tutta Italia (e in molti paesi europei) vengono organizzate cerimonie ed iniziative di vario genere per ricordare quanto è accaduto al popolo ebraico, ai deportati militari e a tutte le altre persone coinvolte in quel vorticoso orrore.
La legge che istituisce il Giorno della Memoria ha lo scopo di non fare finire nell’oblio la tragedia, anzi le singole tragedie vissute una per una da uomini, donne, bambini e anziani.
Il giorno della memoria serve proprio a non dimenticare la sofferenza di quelle persone, perché è fondamentale insegnare alle generazioni future di scegliere la giustizia, la tolleranza e la pace.
Una giornata nazionale per ricordare, tutti i giorni, tanti e troppi giorni di sofferenza, per non dimenticare l’orrore di vergognosi eventi della nostra storia, affinché in futuro non si ripetano più simili tragedie dettate dall’omofobia e dal razzismo.
Categoria: Cultura, In rilievo
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