Commenti a: Le leggi fortemente maggioritarie nell’Italia delle tante minoranze http://www.scordia.info/le-leggi-fortemente-maggioritarie-nellitalia-delle-tante-minoranze/ Testata giornalistica online di informazione Thu, 23 Oct 2014 07:53:00 +0000 hourly 1 Di: Francesco Guglielmo http://www.scordia.info/le-leggi-fortemente-maggioritarie-nellitalia-delle-tante-minoranze/#comment-45171 Sat, 04 May 2013 10:36:00 +0000 http://www.scordia.info/?p=35277#comment-45171 Salute.
Ad un famoso statista inglese è attribuita una frase che chiarisce il senso del problema della rappresentanza: “un popolo è per come lo fai votare”. Non so se questa frase sia stata effettivamente pronunciata, però ha il pregio di affrontare il problema in tutte le sue sfaccettature. Essa infatti si presta ad una duplice lettura: quella “prognostica” per cui attraverso una legge elettorale si determina un assetto politico. L’altra, “diagnostica”, è quella per cui la legge elettorale prende atto della realtà sociale di un popolo e configura norme in grado di esprimerla. Quale di queste impostazioni seguono le leggi “fortemente” maggioritarie? La storia come al solito è maestra nell’offrirci le risposte che cerchiamo.

Il rinnovamento “radicale” nel modo di eleggere gli organi di rappresentanza (a tutti i livelli di governo) in Italia avvenne agli inizi degli anni ’90 con il “movimento dei referendari” guidato da Mario Segni. L’approccio di Segni era chiaro e partiva da una constatazione storica: il sistema dei partiti, che aveva garantito la rappresentanza “proporzionale” di una società fortemente frammentata (per ragioni storiche che non stiamo qui a riprendere), era in profonda crisi (e non solo a causa di “tangentopoli”che da lì a poco, nel ‘92, sarebbe scoppiata) e non vi era modo di riformarlo dall’interno. Occorreva cambiare registro (un cambio spesso linguisticamente rimarcato con l’espressione “seconda repubblica”), attribuendo ai cittadini il potere di scegliere direttamente – senza l’intermediazione partitica, ormai scaduta a questioni pragmatiche e di potere senza alcun riferimento all’interesse nazionale e a valori condivisi – le politiche del governo e i loro interpreti-protagonisti. Il sistema elettorale migliore per realizzare ciò era senza alcun dubbio quello maggioritario di stampo anglosassone. Questa scelta si fondava sul presupposto della necessità di una profonda metamorfosi nella cultura politica italiana e soprattutto degli Italiani, nel modo di intendere la partecipazione alla politica non più mediata in maniera “feroce” dai partiti: non si trattava più di scegliere fra due ideologie (comunisti e anticomunisti) contrapposte, finite nel 1989, ma, con maturità, fra politiche concrete sottratte alla mediazione, allo scambio e al potere dei partiti. E con esse i loro interpreti, i quali dovevano essere valutati “ora e subito” senza che il partito fungesse da filtro selezionatore della classe dirigente.

Come sono andate le cose nella realtà è sotto gli occhi di tutti: quella metamorfosi non è mai avvenuta e gli Italiani al contrario degli “anglosassoni” (pensiamo soltanto a cosa sono le “primarie” negli Stati Uniti) continuano a preferire, per definire le politiche in base alle quali essere governati, la “delega” in bianco. Ma a chi? Non più ad un “partito” inteso nel senso storico-costituzionale: luogo di mediazione di interessi particolari per la definizione delle politiche di interesse generale; ma a forme di rappresentanza spurie, fortemente connotate da interessi personali o di lobbies, oppure semplicemente e legittimamente da interessi “di potere”. Alla contrapposizione ideologica dominante fino al 1989, si è sostituita la contrapposizione “ad personam” fra un capo-partito (PdL) e un’aggregazione nella forma partito di istanze ideali e culturali molto diverse fra di loro e messe assieme solo per un’esigenza di “potere”, di “contare” abbastanza (PD). L’immobilismo culturale dei 20 anni trascorsi, ha standardizzato questo “bipolarismo” all’italiana, e le sue contraddizioni sono esplose in maniera spettacolare con le elezioni politiche recenti e con l’elezione delle alte cariche istituzionali (Presidenti di Camera e Senato e Presidente della Repubblica).

E veniamo così al sistema “fortemente” maggioritario a livello locale. L’aggettivo lo metto fra virgolette perché è una contraddizione in termini. Il sistema maggioritario, infatti attribuisce la maggioranza (che in Italia viene “qualificata” con un premio) a chi “arriva primo” (ANCHE DI UN SOLO VOTO) in una competizione elettorale. Grazie al premio, anziché avere il 51%, il vincente ha il 60%. Al di fuori di questo schema il sistema non è maggioritario, è altra cosa.

La Legge per la elezione diretta dei Sindaci, nella sua prima stesura (Legge 7/1992) aveva interpretato benissimo le esigenze del sistema “maggioritario”, attribuendo ai cittadini il pieno potere di decidere delle politiche per la propria città: e in caso di contrasto insanabile fra il Sindaco e i Consiglieri comunali, la parola tornava ai cittadini con un referendum. La Legge mancava ancora (un difetto culturale del Legislatore?) dei correttivi per assicurare le minoranze attraverso la riserva degli organismi di controllo (ad esempio la rappresentanza nel collegio dei revisori dei conti più che la Presidenza del Consiglio, che dovrebbe correttamente essere intesa come ruolo “primus inter pares”) e di un adeguato potere di “partecipazione attraverso una riserva di potere (senza attribuire diritti di “veto” o di ostruzionismo) nella stesura degli Ordini del Giorno dei lavori dell’organo Consiliare. Tuttavia pur con queste lacune, si trattava di una buona legge, pienamente coerente con il suo obbiettivo e con l’esigenza da cui era scaturita.

Lo stravolgimento avvenuto con la Legge 35/97 ha creato un “mostro” bicefalo che, formalmente ispirato al principio maggioritario, ha però rimesso in piedi i corpi in-animati (da passione civile e da anelito alla promozione della cosa pubblica e del bene comune) dei partiti, ormai vivi solo nella “forma” ma ridotti ad aggregazioni non di “protagonisti”né di “persone” ma di “personaggi”, prevedendo un potere di “sfiducia” che andava a stravolgere il principio della scelta diretta delle “politiche per la città” da parte dei cittadini. Grazie a questa norma, un gruppo di a-politici può sovvertire la scelta della “maggioranza” dei cittadini che si sono espressi con il voto.

Gli elementi “maggioritari” che permanevano nel corpo “mostruoso” della Legge 35/97 mantenevano tuttavia le garanzie che mai si sarebbe arrivati ad avere squilibri eccessivi della rappresentanza. Faccio notare questo passaggio: in tutti i sistemi maggioritari, chi governa non ha mai il 50+1% del consenso dei cittadini, perché vi è sempre una percentuale fisiologica di astensione. Chi governa, rispetto alla pura e semplice rappresentanza, è sempre minoranza del corpo elettorale, con qualunque sistema si voti. Il doppio turno, però, attutisce questo effetto minoritario, consentendo di scegliere al secondo turno il candidato che riscuote più della metà dei consensi. In base alla Legge 35/97 anche il famoso premio di maggioranza che attribuisce il 60% dei seggi ai partiti collegati al leader vincente, non scatta se un’altra coalizione di partiti ha superato il 50+1% dei voti: una salvaguardia contro squilibri eccessivi dell’elettorato. Addirittura, a rafforzamento di questa salvaguardia, nel caso in cui un Sindaco, di grande popolarità ma con liste deboli, venga eletto al primo turno, il premio di maggioranza non scatta se le liste non hanno raggiunto almeno il 40% dei voti validi. In casi come questi, quando un Sindaco ottiene un consenso personale enormemente superiore alle liste a lui collegate, diventerà Sindaco senza maggioranza: si avrà la cosiddetta “coabitazione” perfettamente conosciuta e istituzionalmente metabolizzata in Francia o negli Stati Uniti, ma non nel nostro sistema istituzionale dei Comuni.

Qui però emergono in maniera eclatante le contraddizioni di una normativa cervellotica, tutt’altro che organica, partorita da un legislatore attento solo al bilancino del potere: il Sindaco in minoranza, grazie alla norma sulla sfiducia (un po’ attenuata dalla riforma del 2011, legge 5 aprile n. 6, che stabilisce in 2/3 dei componenti del Consiglio comunale i voti necessari per farla passare e in due anni il limite minimo per permettere al sindaco di “governare” o meglio di “sopravvivere”) viene subito messo all’angolo dai partiti (e dagli interessi) a lui avversi, senza poter attuare le politiche che aveva promesso ai cittadini al momento delle elezioni. L’idiozia “interessata” del legislatore regionale ha raggiunto il suo culmine prevedendo, nella riforma del 2011, che membri del Consiglio Comunale possano far parte della Giunta senza dimettersi da Consigliere Comunale: un principio della “porta aperta” che snatura completamente l’impianto “maggioritario” della elezione diretta del Sindaco e della netta separazione delle funzioni.

In conclusione, un’ottima legge di stampo maggioritario (la Legge 7/92) e di ispirazione anglosassone fu negli anni totalmente snaturata a favore di “partiti” che sono tali solo nella forma (in quanto ostaggio al potere elettorale di “personaggi” del tutto inadeguati a rappresentare le istanze d’interesse generale). Siamo di fronte alla dimostrazione palese della totale assenza di una visione ampia del problema della rappresentanza, sacrificato in nome del potere dei “partiti” (nell’accezione negativa del termine) e dei “personaggi” che li dominano.

Le esigenze “referendarie” di 20 anni fa sono vive più che mai oggi, in un mondo che corre a mille. Di fronte alla crisi del sistema politico e della rappresentanza, non vi sono che due strade. Si può perseguire la rinascita dei partiti (e un tentativo in questo senso, anche se fra enormi contraddizioni, si può intravedere nel M5S) trasformati nelle modalità dell’aggregazione e della partecipazione ma paradossalmente, ineluttabilmente legati alle “regole” di una “community organizzata”: la ferrea disciplina di partito e la prevalenza di leader carismatici. L’altra strada è quella di tornare con decisione alla scelta “maggioritaria”riannodando il filo referendario degli anni ‘90, confidando nell’evoluzione della storia e nella maturazione della cultura politica degli italiani, rivedendo in una maniera maggioritaria, organica e coerente il sistema di rappresentanza A TUTTI I LIVELLI (dal governo centrale a quello dei Comuni), rimettendo ai cittadini il potere di scegliere i governanti e le politiche (senza obbligho di aggregazioni innaturali e paralizzanti) e sottraendo quindi ai “partiti” qualunque potere (attraverso veti, ostruzionismi, sfiducia) di trattativa attorno alla rappresentanza di interessi che ormai, è dimostrato, non essere più “generali”, prevedendo finalmente le necessarie garanzie per le minoranze.
Ottimisticamente si può pensare anche di percorrere queste due strade parallelamente. Ma la politica italiana non può sottrarsi ancora a lungo a questo passaggio. Ne va della sopravvivenza della democrazia nel nostro Paese.

]]>
Di: Francesco Gherardi http://www.scordia.info/le-leggi-fortemente-maggioritarie-nellitalia-delle-tante-minoranze/#comment-45166 Tue, 30 Apr 2013 19:12:00 +0000 http://www.scordia.info/?p=35277#comment-45166 Rispondo a Turi H Toro da Palagonia

Evidentemente Lei non ha letto e o attenzionato a dovere la mia premessa, che per semplicità riprendo:…… …..“A scricchiolare non è il modulo (le regole), ma l’interpretazione dei player politici che scendono in campo con le loro scelte prima e dopo il voto”. Iniziavo l’analisi rilevando come non è solo il vestito che non calza su misura, ma i SOGGETTI POLITICI che fanno politica. E aggiungo, potrebbero anche essere gli elettori che frazioneranno il loro voto a contribuire alla frammentazione. Le suddivisioni del voto, evidentemente hanno un’offerta che trova anche una risposta da parte degli elettori. Le responsabilità sono dunque da suddividere tra politici e cittadini che votano.

a)Il “prima” è riferito evidentemente al numero dei tanti candidati. L’ipotesi di scuola, vedere un’unione di centrodestra o comunque che rappresenti l’Amministrazione
uscente, anche due alternativa di sinistra o centro-sinistra e poi chiaramente il M5S alterativo. Ma non è solo la quantità dei Sindaci e liste (tanti), ma soprattutto la “trasversalità” civica tra maggioranza e opposizione uscente.

b) il “dopo” era riferito alla cronostoria delle maggioranze politiche che si sono succedute a Scordia che baciate dal “Gratta e vinci” hanno avuto un interpretazione
poco anglosassone. Spiego meglio questo passaggio.

L’articolo sul funzionamento della legge elettorale in Sicilia pur se di respiro generale è calato alla realtà di Scordia e si proietta alle prossime elezioni comunali di Scordia. La ricostruzione empirica fa riferimento a quello che era successo a Scordia nel 2002 e nel 2008. A differenza del caso di Palagonia che lei riporta, i Sindaci eletti a Scordia al secondo turno non sono mai stati eletti a furore di popolo con grande legittimazione. Ciò a differenza di quanto accaduto con il Sindaco Marletta che stravinse le elezioni nel maggio 2012. Per seguirla con gli esempi le riporto solo il dato delle elezioni 2008 a Scordia. Al primo turno avevano espresso voti validi per i candidati Sindaci oltre 10.000. Il Sindaco Angelo Agnello vinse il turno di ballottaggio con 4.000 voti circa, con meno del 40% rispetto ai votanti del primo turno. Il furor di
popolo non c’è stato per il Sindaco Scordiense. Marletta ha stravinto le elezioni, Agnello arrivò primo. Naturalmente questo era il passato, se poi nelle prossime elezioni di giugno, una coalizione prenderà il 20%, ma il Sindaco collegato sarà eletto a furore di popolo con il 70% bene, anzi benissimo. Tuttavia non cambia la sostanza del mio ragionamento sull’appropriazione delle cariche e degli organismi di garanzia da riservare alle opposizioni.

Discorso a parte meriterebbe la casistica nazionale da lei riportata e ripresa come termini di paragone sulla governabilità che, calza poco con l’esempio delle comunali. La legge elettorale nazionale che com’è noto è stata definita dall’autore “porcellum” è già di se più che una spiegazione. Da un lato alla Camera dei Deputati attribuisce un premio di maggioranza abnorme, ma allo stesso tempo non assicura una maggioranza al Senato, essendo il premio su base regionale. La stessa Corte Costituzionale, con ben tre sentenze ha mosso rilievi sulla costituzionalità sull’attribuzione del premio di maggioranza invitando il Parlamento a correggere questa forte stortura ai limiti della costituzionalità. Di fatto con il 29,5% dei voti si attribuisce il 55% dei seggi. A che serve il super regalo della Camera se non c’è il corrispondente ”gratta e vinci” al Senato della Repubblica.

]]>
Di: $18896975 http://www.scordia.info/le-leggi-fortemente-maggioritarie-nellitalia-delle-tante-minoranze/#comment-45165 Tue, 30 Apr 2013 16:55:00 +0000 http://www.scordia.info/?p=35277#comment-45165 Aggiungi un posto a tavola.

Enrico Mattei. Il fondatore dell’Eni amava ripetere che usava i partiti allo stesso modo di come usava i taxi: saliva, pagava la corsa e scendeva.
Anche a Crocetta i partiti e le alleanze servono per raggiungere la meta prefissata.
Il Governatore non sta certo a guardare la marca dell’autovettura. A differenza di Mattei, che perseguiva l’utile finanziario,
Crocetta ha la mira di realizzare la sua “rivoluzione”, questo gli dà il vantaggio di non dovere nemmeno pagare la corsa se non in termini politici..
Stavolta a condurre il Governatore a destinazione è stata l’alleanza Pd-Udc-Pdl, con buona pace dei cri-cri, che potranno tornare utili per un’altra corsa.
L’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato la norma sulla doppia preferenza uomo-donna..
Crocetta, adesso, può scendere da questo taxi. Se a questo aggiungiamo la bocciatura degli emendamenti presentati in sede di Bilancio dal movimento SS, resta
dimostrato chiaramente il fallimento del “modello Sicilia”(Stampella al PD-elle, ovvero faricci a scrima o tignusu).Intanto in tanti, sia come candidati a Sindaco che a Consigliere, dovrebbero vergognarsi di riprendere in giro l’elettorato, non si sono resi conto che la CRISI ha colpito anche quelli che avevano abboccato al voto di scambio e che, peggio di prima, non potranno garantire niente di quanto promesso o barattato, visto l’eredità fallimentare del Comune di Scordia( un paìsi muortu con un testamento pieno di debiti). Ripercorrere la stessa strada della sinistra radicale( opposizione e votare quello che interessa la Gente), non risolverà il problema, anche perché il SISTEMA non è da riformare, bensì da rifare nuovamente. Economisti di fama mondiale indicano tre cose:Guidare il Paese fuori dalla catastrofe dell’Eurozona. Recuperare la sovranità monetaria e parlamentare. Salvare nell’immediato le Imprese e l’Occupazione. Tutto il resto
è noia, maledetta……

]]>
Di: Turi H. Toro http://www.scordia.info/le-leggi-fortemente-maggioritarie-nellitalia-delle-tante-minoranze/#comment-45164 Tue, 30 Apr 2013 12:25:00 +0000 http://www.scordia.info/?p=35277#comment-45164 Penso che la discussione si muova anche su altri binari, e quello che per lei suona come poco anglosassone non è sempre un bene o sempre un male. Non sarò breve ma spiego il mio punto di vista, anticipandole che magari ha fatto male qualche calcolo e non è tutto semplice come lei lo descrive.
E’ formalmente contrario al fatto che la più forte delle minoranze abbia la maggioranza del 60% al consiglio comunale, in quanto ciò non è molto “anglosassone”. Io vengo da Palagonia e lì, l’anno passato, ho vissuto quello che è il dramma elettorale che tra poco vivrete voi. Le pongo una domanda:
Meglio che chi vince col 25% possa governare con una sua maggioranza visto che è stato eletto come progetto più credibile tra tanti, oppure meglio quello che sta succedendo oggi a Roma dopo le elezioni politiche, uno stato di ingovernabilità tale che si debbano mettere da parte i progetti politici per mettere su una maggioranza macabra e comunque tecnica, in vita solo per riportare in ordine i conti senza un vero progetto programmatico?
A mio parere è meglio la prima. Le dico di più. La legge Comunale di per se è perfetta (attenzione, quella siciliana è differente da quella nazionale, vedi legge elettorale 6/2011 della regione Siciliana). Ciò che è anomalo è la presenza di 7/8 candidati e 10/12 liste in comuni come scordia e palagonia. In democrazia si può fare questo ed altro, ma la presenza di così tanti candidati a mio avviso esprime un messaggio chiaro:
poco ci frega delle sorti del paese, quanto più di essere determinanti in eventuali ballottaggi o per dimostrare quanto peso hanno questo o quel candidato a sindaco e soprattutto a consigliere. Se davvero avessimo a cuore le sorti della città, non avremmo più di 4 candidati nei casi più estremi. Una coalizione di centro destra, una di centrosinistra, una centristra o civica e una di protesta, scusate la brutale semplificazione. In sintesi, troppi candidati fanno male alla città, e dovrebbero accorgersene prima di tutto gli stessi candidati e attori politici, soprattutto di quelle forze che si professano “di responsabilità”.
Cosa è successo, per esempio, a Palagonia? Il candidato sindaco più votato aveva il 28% al primo turno, la sua unica lista (civica/politica fatta interamente di matricole) l’8% circa. Il secondo candidato aveva il 20%, le sue 3 liste andavano oltre il 33%. Andarono al ballottaggio entrambi senza apparentamenti, vinse il primo col 74% contro il 24%. Allo stesso modo tutti gli altri candidati a sindaco (a parte qualche minima eccezione) presero molto meno voti rispetto le loro stesse liste. E’ facile arrivare a fare le somme:
al netto della forza espressiva del sindaco vincente, che ha ottenuto un risultato plebiscitario, le altre forze avevano o progetti politici deboli, oppure meglio i candidati di lista poco avevano a cuore il progetto politico del gruppo, ma avevano più a cuore la corsa ad arrivare primi in lista, in modo da arrivare al consiglio comunale pure da opposizione. Ma questa è cosa risaputa e gioco diffuso ovunque.
Dove vado a parare? La lista con l’8% è diventata maggioranza assoluta con 12 consiglieri su 20, il restante 92% dei voti di lista, al netto di chi non ha raggiunto lo sbarramento del 5%, hanno ottenuto i restanti 8 consiglieri. Sembra paradossale, ma perché è successo?
Molti candidati sindaci erano monolista, e la lista più votata è arrivata al 13,8% quindi sarebbe successa comunque la stessa cosa. In vero si sono perse le coalizioni, i progetti politici condivisi, la voglia di cambiare la città, dunque chiunque mette su una lista per arrivare prima ed entrare al comune, e al diavolo il candidato sindaco.
Perfino gli apparentamenti per il ballottaggio non funzionano, perché hanno il vantaggio, se si perde, di non dare la maggioranza assoluta al vincitore (la maggioranza assoluta non viene assegnata in tutti i casi, ma solo se chi perde dopo l’apparentamento di per se non ha la maggioranza dei voti di lista), però ha un grosso svantaggio: se ci si apparenta e si vince, si deve spartire il premio di maggioranza con gli apparentati, significa che molti candidati nelle liste del futuro sindaco dovranno cedere seggi agli apparentati. Per quelli che fanno a botte per entrare al consiglio, vedersi rubare il proprio seggio per offrirlo agli apparentati e un rospo difficile da ingoiare, anzi, rischi che i voti di chi ha perso il seggio in favore dei nuovi parenti ti sposti i voti, per dispetto, al candidato sfidante.
Infine, vincere con la maggioranza assoluta o meno, ogni sindaco eletto non può essere sfiduciato prima di due anni. La maggioranza assoluta non garantisce una sana amministrazione, è vero, ma succede quando metti davanti alla qualità dei tuoi uomini la quantità dei voti personali. Il sindaco di Palagonia ha una lista che non andava oltre l’8%, ma che nasce da un progetto che dura da 10 anni, fatto di persone che hanno piena fiducia nel sindaco e nella giunta, anzi che hanno scelto loro stessi di essere consigliere o giunta. Può governare serenamente (si fa per dire, è una follia fare il sindaco di questi tempi), tra altri 4 anni i cittadini decideranno se ha lavorato bene o male, ma quanto meno avrà lavorato senza ricatti da parte del consigliere o dai consiglieri che siccome hanno 500 voti possono far tremare la sua poltrona quando vogliono.
Insomma, la legge elettorale è tremenda per chi ha in mente piani tremendi, è eccezionale per chi ha in mente piani eccezionali.
Scusate la confusione, non rileggerò il testo.

]]>
Di: Gufolino http://www.scordia.info/le-leggi-fortemente-maggioritarie-nellitalia-delle-tante-minoranze/#comment-45163 Tue, 30 Apr 2013 11:21:00 +0000 http://www.scordia.info/?p=35277#comment-45163 Una rilettura sotto il profilo dell’etica politica.La estrema frammentazione dell’elettorato conseguente all’estrema frammentazione dei candidati,sindaci compresi, per la molteplicità delle liste presentate non garantisce affatto la selezione del meglio.Anzi!L’avranno vinta pochi voti con basse percentuali di una lista con pochissimi voti individuali che basteranno per la eleggibilità dei primi. Il meccanismo degli apparentamenti sarà dettato soprattutto da calcoli di convenienza numerica e non già da affinità politica o di programmi:la formula della lista civica contiene e di conseguenza libera un “anonimato” politico-partitico che potrà impazzare come e dove non si sa, andando verso tutte le direzioni.Prima causa dei balletti e delle girandole di incarichi dei” senza parte né arte”.Terribile!!!Certo,un costume antico quello delle liste in cui a tutti i costi si ficcano numeri senza nome!!!E a volte si scopre che nemmeno i candidati sanno di esserlo o addirittura scoprono di essere in due liste diverse!!!

Sciolti i vincoli dell’appartenenza,vengono meno anche quelli della fedeltà : perciò cambiare e scambiare sarà regola dei comportamenti degli eletti.Le maggioranze esisteranno solo nei numeri,ed il sindaco con la sua maggioranza così costituita sarà sempre in minoranza:una minoranza che si allarga di giorno e si stringe di notte! E la maggioranza di consiglio ospiterà una maggioranza di signor nessuno!

Posto che tutti hanno gli stessi diritti politici,la questione va senz’altro spostata su come esercitare questi diritti!E’ chiaro che la democrazia è partecipazione,ma non è abbastanza chiaro che se questa partecipazione non partorisce una delega ed una rappresentanza degna e qualificata,la democrazia partecipativa e rappresentativa è la cosa peggiore che si possa augurare una società degna di essere definita civile!Tutti possono votare ed essere votati,ma non tutti sono all’altezza del compito che comporta la responsabilità della conduzione della cosa pubblica..Visto che dipende dalle leggi elettorali che decidono su come votare,l’elettorato con questo sistema non è certamente messo in grado di scegliere il meglio,ed il meglio certamente non lo troveremo nelle tante liste che ci accecano con un turbinio di numeri infiniti!

]]>