Commenti a: L’equazione liberale del benessere, rimasta segreta nel cassetto per 19 anni. http://www.scordia.info/lequazione-liberale-del-benessere-rimasta-segreta-nel-cassetto-per-19-anni/ Testata giornalistica online di informazione Thu, 23 Oct 2014 07:53:00 +0000 hourly 1 Di: Francesco Guglielmo http://www.scordia.info/lequazione-liberale-del-benessere-rimasta-segreta-nel-cassetto-per-19-anni/#comment-44966 Thu, 21 Feb 2013 14:38:00 +0000 http://www.scordia.info/?p=33024#comment-44966 Salute.

Le teorie economiche si basano su equazioni scritte sulla carta secondo le ferree regole della matematica. Non tengono conto della realtà, del vissuto quotidiano delle persone, le quali, nel bene o nel male esprimono vizi e virtù, attitudini e naturali propensioni. È difficile quindi “governare” una “polis” una comunità più o meno grande di persone (dal piccolo comune alla nazione), facendo affidamento soltanto sulle pure e semplici teorie. Occorre alzare lo sguardo, guardare alla realtà, alla vita.

È accaduto in passato (e in Sicilia accade ancora oggi) che una classe politica inetta, per tanti, troppi anni abbia sperperato le risorse pubbliche per accrescere in modo facile il proprio potere. Non c’è stato modo migliore per assicurarsi un futuro al calduccio dei palazzi del potere, di quello di creare posti di lavoro nel “pubblico” (amministrazioni, municipalizzate, aziende partecipate, aziende private dipendenti dai pubblici finanziamenti), in gran parte inutili. Come giustamente è stato fatto notare da Gherardi la spesa pubblica è aumentata per la parte corrente (stipendi, acquisti di beni e servizi, pensioni, servizi pubblici) piuttosto che per la parte in conto capitale, vale a dire investimenti in infrastrutture, in opere pubbliche capaci di modernizzare e rendere competitivo il Paese.

Nel suo pregevole articolo Gherardi espone la teoria della riduzione delle tasse, la quale se applicata ai redditi bassi produce un aumento dei consumi quasi pari all’importo della riduzione. Ma siamo nel terreno scivoloso delle teorie. Non sappiamo infatti, nella congiuntura economica attuale, se una riduzione delle tasse sui redditi bassi, farebbe aumentare i consumi o se il poco denaro in più che si ritroverebbero in tasca, andrebbe a sanare l’indebitamento che queste famiglie hanno contratto per far fronte alla crisi ( per pagare IMU ecc. e per soddisfare i bisogni primari).

Sempre rimanendo nel campo delle teorie economiche, proviamo a capire la logica con cui siamo stati governati nell’ultimo anno. Secondo le teorie nei periodi di crisi crea più ricchezza la spesa pubblica che la riduzione delle tasse. Quindi l’equazione liberista di cui parla Gherardi, sarebbe l’ennesima celebrazione dell’ignoranza degli italiani da parte di chi da venti anni da ciò trae consenso e “godimento”. Le moderne teorie economiche osservano infatti che, per avere il massimo incremento del reddito nazionale, l’aumento della spesa deve avvenire senza aumentare il deficit vale a dire aumentando contemporaneamente le tasse. Cosa che puntualmente in Italia nell’ultimo anno è avvenuta.

Ma noi non viviamo nel mondo teorico delle equazioni ma in quello della realtà. E torniamo così alla considerazione iniziale. Nella realtà il fattore “tempo” gioca un ruolo decisivo: pagare una montagna di tasse in un brevissimo tempo mette in ginocchio un’economia. Se lo si fa in 20 anni (vedi il caso tedesco e la spesa pubblica per la riunificazione delle due Germanie), si mantiene il deficit a zero e il reddito nazionale aumenta complessivamente nel tempo. Alla luce di ciò ha senso tutta la propaganda antitedesca di questa campagna elettorale? Guardiamo all’Italia, al tempo perso inutilmente; venti anni trascorsi fra frizzi e lazzi, fra cene eleganti dopolavoro e super-ministri dell’economia, già consulenti della grande impresa, esperti in elusione. Oggi, noi italiani ci troviamo di fronte ad un bivio: perdere i sacrifici fatti in questo anno (compresa la durissima recessione) e tornare ancora una volta ad illuderci che esiste Babbo Natale. Oppure accettare questa durissima realtà, sapendo che nei prossimi anni il pareggio del deficit massimizzerà gli effetti della spesa pubblica sulla ricchezza nazionale (e quindi su ciascuno di noi), vigilando affinché nessuno, dico nessuno (dal Governo all’ultima Amministrazione locale) sprechi un solo centesimo del denaro che tutti abbiamo messo in questo affare chiamato salvataggio dell’Italia (e a Scordia, salvataggio del nostro Comune).

Si può addolcire la pillola? Certamente, basta solo rendere effettive le entrate fiscali battendo l’evasione. In tal caso il gettito fiscale aumenterebbe (e quindi sarebbe possibile ridurre le aliquote e cancellare le tasse percepite come inique) e il saldo a zero del bilancio statale sarebbe rispettato. Altro “zucchero” per addolcire il veleno che stiamo mandando giù sarebbe l’efficientamento (brutta parola di recente conio) della spesa pubblica: ottenere gli stessi servizi con una minore spesa. Ma qui, a causa della incapacità e della brama di potere della nostra classe politica, siamo lontano anni luce dal poter solo pensare di ottenere risultati. Solo una spesa pubblica efficiente (al netto delle inefficienze del passato che ci porteremo dietro per altri 20 anni), spostata più sugli investimenti (grandi opere pubbliche) che sugli stipendi e sugli acquisti di beni e servizi, potrà creare un aumento della ricchezza anziché la sua distruzione.

Come tutti stiamo toccando con mano, la vita non è teoria. E ancora una volta gli esperti della vita che in essa ci hanno preceduto (i nostri padri), ci hanno messo in guardia invitandoci a diffidare da chi ha ragiona in maniera contorta e infantile secondo il motto “cu ven’appressu cunta i pidati”. In questo caso le pedate non le stiamo contando ma, purtroppo, le stiamo prendendo. E tutti sappiamo dove.

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Di: $18896975 http://www.scordia.info/lequazione-liberale-del-benessere-rimasta-segreta-nel-cassetto-per-19-anni/#comment-44962 Mon, 18 Feb 2013 19:39:00 +0000 http://www.scordia.info/?p=33024#comment-44962 A RRAPPEZZA.

Ultimamente il mio gommista mi ha guardato male perché pretendevo mi venisse riparata, con una rrappezza, una gomma con un foro che c’entrava un rampinu. Ci
incoraggiano a continuare. Dovremmo odiarli, ma li stiamo ancora a sentire.
Berlusconi? E dov’è il problema?
La Camorra? E dov’è il problema?
Le guerre imperiali? E dov’è il problema?
La fame nel mondo? E dov’è il problema?
Sono tutte espressioni dei Sistemi di Potere, brutali, corrotti, avidi. E dov’è il problema?
I Sistemi di Potere, brutali, corrotti, avidi sono la cosa più comune della Storia dell’umanità, nulla di nuovo, ci sono sempre stati: gli imperi coloniali, la schiavitù, la barbarie, l’Inquisizione, le tirannie, lo sfruttamento delle masse, dei bambini, i fascismi,
certi comunismi, tutti fenomeni confronto a cui Berlusconi e la Camorra sono minuzie. Vogliamo forse paragonare i Conquistadores spagnoli alla Lega? I Gulag alla Campania?
Ma i popoli si sono organizzati, e li hanno sempre uno a uno spazzati via. Lo hanno fatto quando non c’era la Tv, non c’era Internet, non c’erano le democrazie. Lo hanno
fatto quando rischiavano la tortura, lo sterminio, la sparizione nelle fosse comuni, e quando non esisteva una giustizia di alcun tipo a tutelarli. Ma lo hanno sempre saputo fare.
Il dramma del nostro tempo è che non siamo più capaci di farlo.
Il dramma non è l’esistenza di Berlusconi o di Putin, del Fondo Monetario o di Wall Street. Il dramma non è che ci manca l’informazione, non è infatti che non sappiamo quanto brutali, corrotti, avidi essi siano.Il dramma è che non sappiamo più spazzarli via. E siamo i primi nella Storia a essere così paurosi.
Il socialismo vero (democratico) rompe i coglioni al potere, alle aziende che erano diventate monopoliste nella creazione di posti di lavoro e di conseguenza delle leggi e dei salari, al potere ideologico che non ci vuole liberi di scegliere e di fare, ma ci dà la
carità… la paghetta di disoccupazione, il reddito di cittadinanza…tutti questi palliativi che danno un tozzo di pane e tolgono la dignità! Non siamo lucidi, abbiamo paura, perché la gente non vede la differenza tra il pane gettato a terra e per il quale devi dire anche grazie e il pane che ti spetta come diritto, da prendere a testa alta. Ciao, Ciccinu, stammi bene….

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