Commenti a: L’importanza strategica del recupero dei centri storici Italiani http://www.scordia.info/limportanza-strategica-del-recupero-dei-centri-storici-italiani/ Testata giornalistica online di informazione Thu, 23 Oct 2014 07:53:00 +0000 hourly 1 Di: Francesco Guglielmo http://www.scordia.info/limportanza-strategica-del-recupero-dei-centri-storici-italiani/#comment-45033 Wed, 20 Mar 2013 08:41:00 +0000 http://www.scordia.info/?p=33968#comment-45033 Salute.

L’argomento proposto nell’articolo è di grande interesse per il pubblico e per i privati. Premettendo che non è possibile entrare nel dettaglio di una materia, quella edilizia, normata attraverso una successione di leggi emanate sulla spinta di problemi particolari, ora economici (rilanciare l’edilizia) ora urbanistici generati da casi particolari legati a determinate città (sullo sviluppo negli anni della normativa relativa al recupero dei centri storici, notevole influenza culturale e tecnica ha avuto la “Carta di Gubbio” del 1960), proviamo a fare alcune considerazioni generali con riguardo alla nostra città.

E non si può che partire dei “dati” di fatto. Il dato di fatto “storico” è quello relativo alle scelte in materia urbanistica adottate dalla nostra classe politica, che hanno generato il Piano Regolatore Generale del Comune di Scordia. Già nella prima metà degli anni ’90 i progettisti incaricati di redigere lo strumento urbanistico fondamentale avvertivano che il patrimonio abitativo esistente, rapportato al trend di crescita della popolazione, era sovrabbondante ed in grado di soddisfare le esigenze di abitazione nel mezzo secolo a venire. Si doveva adottare quindi una scelta “strategica”: o consentire l’edificazione in nuove aree o insistere sul patrimonio edilizio esistente nel centro urbano, riqualificandolo. Sappiamo tutti qual’é stata la scelta: allargare il perimetro della città fino al limite (perché c’è) consentito dalla legge.

La casa risponde ad un’esigenza fondamentale dell’uomo: l’abitazione. Quale senso ha oggi quindi parlare di recuperare il centro urbano quando non c’è, per ragioni demografiche, questa esigenza? Manca il presupposto dell’abitare. La scelta di ampliare che allora apparve “sensata” (perché così si dava vigore all’economia del mattone, senza considerare che quell’economia non è solo nuove costruzioni), oggi ha di fatto enormemente impoverito il patrimonio “casa” degli abitanti di Scordia, facendo crollare il valore delle case “vecchie” abbandonate per trasferirsi in quelle nuove, dove le strade sono più ampie e c’è più aria.

Anche la “terziarizzazione” dei centri abitati abbandonati, ossia la loro trasformazione in aree a vocazione commerciale, oggi appare una via poco praticabile: per la ragione “economica” per la quale l’investimento per realizzare un simile progetto dovrebbe riguardare un’area significativamente vasta. Quali investimenti dei “privati” nel medio-lungo periodo sono immaginabili oggi? Di investimenti pubblici poi, neanche a parlarne: al massimo si può aspirare a misure di “vantaggio” fiscale, in ogni caso insufficienti per un progetto che mette in gioco cifre economiche molto rilevanti. In ogni caso anche la “terziarizzazione” è considerata dagli urbanisti più illuminati una forma di depauperamento dei centri urbani, in quanto venendo a mancare il “vissuto” degli abitanti, si rischia di creare delle “terre di nessuno”.

È tutto negativo quindi il futuro per questa parte della città? Una soluzione non può che partire dall’esigenza abitativa. In Sicilia l’indice di “nuzialità” del 4 per 1000, fa stimare che a Scordia ogni anno si formino circa 64 nuove famiglie. Una buona politica abitativa sarebbe quella di incentivare parte di queste nuove famiglie a scegliere di abitare nel “centro” urbano. Posto che nell’attuale situazione economica è impossibile (siamo osservati speciali della Corte dei conti) qualunque manovra su tributi locali, l’incentivo non può che configurarsi nella creazione delle condizioni per una buona qualità della vita, dell’abitare in queste aree della città: sicurezza, pulizia, ordine e decoro urbano (strade mantenute, facciate uniformi o armoniche nei colori ecc.) o altri piccoli “segnali”, come giustamente suggerito nell’articolo.

Altre vie al momento non sembrano intravedersi. È importante però che si apra un serio e approfondito dibattito che coinvolga tutti gli attori della politica, dell’economia e della società scordiense. Il tema, come la storia ci insegna, non può essere liquidato con insostenibile leggerezza di pensiero, in sonnacchiose sedute del Consiglio Comunale. La portata delle conseguenze per la collettività, per la sua ricchezza, per il suo futuro, è tale da non consentire nessun dilettantismo o interesse “di parte”.

]]>