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Acqua pubblica a Scordia: quale futuro?

La presentazione all'evento curata dalla nostra redazione

Per comprendere cosa sta accadendo oggi, dobbiamo tornare indietro di oltre vent’anni, alla nascita della Servizi Idrici Etnei S.p.A., la SIE. La sua storia inizia formalmente nel 2004, quando il Consorzio ATO2 decise di affidare l’intero Servizio Idrico Integrato della provincia di Catania a una società mista pubblico-privata. Era un progetto ambizioso, che si fondava sul Piano d’Ambito del 2002 e prevedeva la realizzazione di opere per importi molto rilevanti. La gara venne strutturata a “doppio oggetto”, per selezionare contemporaneamente il socio privato e il gestore del servizio. Nel dicembre 2005, mentre la provincia si preparava alle festività natalizie, la gara si concluse con la scelta del raggruppamento guidato da Acoset, poi diventata Hydro Catania. Il giorno della vigilia di Natale fu firmata la convenzione di 29 anni che dava il via al gestore unico dell’acqua per 58 comuni del Catanese.

Da quel momento la SIE, con il 51 per cento del capitale detenuto dagli enti pubblici e il 49 per cento dal socio privato, divenne il soggetto incaricato di gestire acquedotto, fognatura e depurazione. Ma quel modello di gestione non cominciò mai davvero a funzionare come previsto. La convenzione del 2005 venne immediatamente travolta da ricorsi al TAR, al CGA e perfino alla Corte di Giustizia Europea. Molti atti furono annullati o sospesi, il Piano d’Ambito stesso venne giudicato inadeguato e l’intero sistema, che avrebbe dovuto garantire efficienza e investimenti miliardari, restò per anni in una condizione di incertezza.

Anche l’aggiornamento del Piano d’Ambito del 2020 venne annullato nel 2022, impedendo la firma di una nuova convenzione. Eppure, nel luglio 2024, dopo oltre vent’anni di contenziosi, l’ATI Catania e la SIE hanno firmato una nuova convenzione, ancora una volta di 29 anni, approvata attraverso un intervento commissariale regionale. Lo schema era quello del 2005, ma gli importi previsti erano notevolmente aumentati: da 250–850 milioni della prima versione si è arrivati a un valore tra 1,39 e 2,23 miliardi di euro. Questo ha acceso nuove contestazioni. L’ANCE, Associazione Nazionale Costruttori Edili, ha denunciato la violazione dei principi di concorrenza e il TAR di Catania ha annullato parte della convenzione per inosservanza delle regole sugli affidamenti.

A questa situazione si è aggiunta la segnalazione di Federconsumatori Sicilia all’Antitrust, all’ANAC e all’ARERA. L’associazione ha chiesto di far luce su un percorso che dura da oltre due decenni e che, a suo giudizio, comporta il rischio di un incremento delle tariffe, di servizi non all’altezza, di ulteriori contenziosi e di una possibile perdita di finanziamenti fondamentali per manutenzioni e investimenti sulla rete idrica.

Questo è lo scenario complesso da cui nasce la SIE di oggi: un gestore unico che ha alle spalle una storia lunga, travagliata e spesso segnata da interventi giudiziari e commissariali. Allo stesso tempo, è una società che già oggi gestisce l’acqua in diversi comuni della provincia, da Caltagirone a Militello, da Licodia a Grammichele, con capitale pubblico maggioritario e con un socio privato che incide nelle strategie operative.

Dentro questo quadro si inserisce anche il Comune di Scordia. Dopo anni di autonomia e di gestione diretta del servizio, il nostro territorio ha completato il passaggio alla SIE. La consegna degli impianti è avvenuta ufficialmente il 1° febbraio 2025 e da quella data la SIE è subentrata nella gestione del servizio idrico integrato, assumendo il controllo della rete, dei pozzi, della contabilità delle 7.240 utenze e di tutto il sistema operativo. Il Comune ha disposto anche l’assegnazione temporanea di personale tecnico-amministrativo, per agevolare la transizione e garantire continuità. A partire dal 2025 le bollette saranno emesse direttamente dalla SIE, mentre le annualità 2023 e 2024 restano in carico al Comune.

L’adesione di Scordia arriva dunque come epilogo di un percorso ventennale che ha coinvolto istituzioni, tribunali, associazioni e cittadini. Oggi la domanda che dobbiamo porci è quale futuro avrà l’acqua pubblica nel nostro territorio, quali garanzie ci vengono offerte e quali criticità si profilano all’orizzonte.

Da queste riflessioni parte il confronto di questa sera, con l’obiettivo di comprendere se il modello scelto sarà davvero in grado di rispondere ai bisogni della nostra comunità.

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