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Il 5 gennaio 1984 viene ucciso il giornalista Pippo Fava

Per il suo omicidio vennero condannati all’ergastolo Nitto Santapaola, il capo di Cosa nostra a Catania individuato come il mandante, e Aldo Ercolano come esecutore.

Il 5 gennaio 1984, veniva strappato alla vita da mano mafiosa Giuseppe Fava: intellettuale, scrittore, giornalista e drammaturgo, ucciso a causa della sua denuncia – con tutti i mezzi a sua disposizione – delle collusioni fra la politica e Cosa nostra.
Una delle voci più scomode dell’informazione siciliana, che ha raccontato con grande anticipo l’intreccio di potere tra politica, imprenditoria e mafia in Sicilia. Fava fu assassinato la sera del 5 gennaio 1984, vicino al teatro stabile di Catania, con cinque colpi di pistola alla testa; aveva appena lasciato la redazione della rivista I Siciliani, che aveva fondato e diretto.
Fava aveva 59 anni quando fu ucciso, e non fu solo giornalista di forte impegno civile. Era anche scrittore, saggista, drammaturgo.
Per il suo omicidio vennero condannati all’ergastolo Nitto Santapaola, il capo di Cosa nostra a Catania individuato come il mandante, e Aldo Ercolano come esecutore. Una verità giudiziaria alla quale si è arrivati solo dopo avere sventato vari tentativi di inquinare la verità.

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