PALAGONIA. Fallito attentato esplosivo del 2024: la Corte di Assise di Catania emette le sentenze di condanna in primo grado
L'attentato sarebbe stato pianificato come atto di ritorsione nei confronti di una famiglia residente nell’area

La I Corte di Assise di Catania, ha pronunciato in data odierna la sentenza di primo grado relativa al grave attentato dinamitardo sventato a Palagonia nel marzo del 2024. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltagirone e condotte dai Carabinieri della Compagnia di Palagonia, hanno permesso di far luce sulla dinamica del fallito attentato esplosivo della notte del 3 marzo 2024 a Palagonia, in via Fornelli.
Secondo quanto emerso nel processo appena conclusosi, l’attentato sarebbe stato pianificato come atto di ritorsione nei confronti di una famiglia residente nell’area, in quanto un congiunto della stessa risultava detenuto per il tentato omicidio — poi sfociato nel decesso della vittima — del fratello di uno degli imputati.
Gli investigatori hanno, dunque, ricostruito che, per vendicare il parente, gli indagati avrebbero parcheggiato, davanti all’abitazione presa di mira, un’autovettura rubata, all’interno della quale erano state collocate due bombole di GPL con l’obiettivo di provocare una violenta esplosione. Dopo avere cosparso, infatti la strada di liquido infiammabile e aver appiccato il fuoco, gli stessi si sarebbero allontanati per poi fare ritorno – dopo pochi minuti – a bordo di un altro veicolo, al fine di verificare l’esito dell’innesco.
L’esplosione, che avrebbe potuto provocare conseguenze gravissime per l’incolumità pubblica, è stata evitata grazie alla tempestiva segnalazione di alcuni residenti e al rapido intervento dei Carabinieri, che hanno immediatamente messo in sicurezza l’area con il supporto del Nucleo Artificieri Antisabotaggio di Catania, dei Vigili del Fuoco e di una squadra specializzata NBCR.
Per ragioni di sicurezza, infatti, era stata disposta l’evacuazione dell’area circostante per un raggio di circa 150 metri. Tra gli edifici sgomberati vie era anche una chiesa in cui, al momento dei fatti, era in corso una funzione religiosa alla quale stavano partecipando numerosi fedeli.
Le attività investigative, avviate nell’immediatezza dei fatti, hanno consentito di individuare e fermare i tre responsabili già nella stessa serata dell’attentato.



