Cultura & SpettacoloIn rilievo

Appuntamento a Londra per il Liceo “E. Majorana”.

Al Teatro Stabile di Catania apprezzata rappresentazione della pièce di Vargas Llosa

Giovedì 7 dicembre le classi del triennio del nostro Istituto, il “Majorana” di Scordia, si sono recate al Teatro Stabile di Catania per il secondo evento del progetto “Teatro fruito” e hanno assistito alla rappresentazione teatrale di Appuntamento a Londra del premio Nobel Mario Vargas Llosa. Una volta terminato lo spettacolo, si è svolto un dibattito con gli attori, nel corso del quale noi studenti abbiamo rivolto loro delle domande, esponendo anche le riflessioni suscitate dalla rappresentazione.

Partecipando al dibattito, ho iniziato il mio intervento dichiarando apertamente di provare molta confusione a seguito della rappresentazione, e mi sono sentita come se non avessi colto nemmeno un ottavo del senso profondo e complessivo dell’opera. Ho provato comunque a dare una mia interpretazione, come esposta di seguito.

In una vicenda in buona parte strutturata sul dialogo fra i due protagonisti, Maddalena e Luca, e incentrata su tematiche cruciali come l’amicizia, l’amore e l’identità, in primo luogo sono rimasta colpita dal gesto iniziale di Luca, con il quale sembra deformarsi la faccia, ripreso poi in chiusura dallo stesso Luca e da Nino, personaggio sopraggiunto alla fine. Il gesto credo significhi che ciascuno di noi cerca di modellare se stesso in modo da trovare la forma che più ci sembra adeguata alla realtà in cui vive, ma pare non riuscire mai efficacemente nel proprio intento.

Il monologo di Maddalena fa poi riflettere sull’importanza del corpo umano. A volte si vagheggia l’anima di ciascuno come una realtà immateriale, come uno fuoco invisibile e spirituale che abita dentro di noi e rappresenta la nostra vera essenza. Ma in questo modo si scade in un errore madornale, quello di concepire l’anima come distante dal corpo. Il corpo è l’anima. La forma, le linee del nostro corpo, le sensazioni che questo suscita negli altri attraverso i sensi, attraverso il tocco e la contemplazione della carne sia da parte degli altri che da parte di noi stessi, esprimono inevitabilmente la nostra identità e la nostra persona. Ma anche attraverso la mente, il nostro stile, la nostra carnalità suscitiamo negli altri specifici collegamenti e rimandi, che li inducono a determinare il nostro carattere. Mi è sembrato di comprendere all’improvviso perché Hegel abbia insistito così tanto sul reciproco riconoscimento da parte di due autocoscienze in lotta. La nostra essenza, seppur presente in potenza dentro di noi, se poi non viene espressa e riconosciuta dagli altri, è come se si realizzasse sempre a metà. Anzi, gli altri potrebbero talvolta indurci a dimenticare chi siamo davvero, fraintendendo la nostra persona e convincendoci di essere chi pretendono erroneamente di conoscere e di intuire. Con ciò non voglio dire di soffermarsi eccessivamente sul giudizio altrui, ma di permettere a noi stessi di mostrare chiaramente al mondo intero la nostra linfa vitale, personalissima e originalissima se intimamente ascoltata. Si rappresenta, infatti, la transizione di Maddalena come una vera e propria rinascita, nel corso della quale la potenza della natura si esprime attraverso ogni mutamento del fisico. La transizione corregge l’errore della natura nel generare un sinolo appropriato di materia e forma.

In conclusione, rendiamo i nostri complimenti al regista Carlo Sciaccaluga e agli attori Lucia Lavia e Luigi Tabita, che hanno saputo brillantemente interessarci e coinvolgerci.

Martina Zuccarello

V A dell’I.S. “E. Majorana” – Liceo Scientifico di Scordia

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