
Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio un violento terremoto di magnitudo 6.5 colpisce la Sicilia occidentale e, in particolare, le province di Palermo, Trapani e Agrigento. La Valle del Belice è devastata. Gibellina, Montevago, Poggioreale e Salaparuta sono rase al suolo. Gravemente danneggiate anche Menfi, Partanna, Camporeale, Chiusa Scafani, Contessa Entellina, Sciacca, Santa Ninfa, Salemi, Vita, Calatafimi e Santa Margherita del Belice.
Il bilancio è pesantissimo: 296 persone perdono la vita, oltre mille restano ferite e quasi 100mila sono senza casa. La catastrofe mette in luce anche la fatiscenza delle abitazioni, che non reggono alle scosse. Il patrimonio edilizio rurale subisce danni irreparabili, con ripercussioni gravi sull’economia quasi esclusivamente agricola del territorio. Inizia così un lungo periodo sismico che si conclude un anno più tardi, nel febbraio del 1969. Innumerevoli le scosse, le più forti delle quali tra il 14 ed il 25 gennaio 1968 quando – con le squadre di soccorritori ancora a lavoro tra le macerie – una violenta replica provoca la morte di un vigile del fuoco e ulteriori danni tra Palermo e Sciacca.



