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Serafina Battaglia testimonia in tribunale contro alcuni mafiosi
Per la prima vota una donna decide di non rivolgersi alla giustizia mafiosa

Il 30 gennaio 1962 Serafina Battaglia, vestita a lutto, avvolta in uno scialle nero e nel velo, testimonia in tribunale durante il processo per l’omicidio del figlio Salvatore Lupo Reale contro tre malavitosi locali. Per la prima vota una donna, una madre-coraggio, decide di non rivolgersi alla giustizia mafiosa per trovare pace e vendetta, ma di rompere il muro dell’omertà.
“Mi hanno tolto mio figlio. Finché mi avevano tolto mio marito, non avevo detto niente, ma mio figlio è sangue mio, e io devo reagire”.
Nella sua battaglia, venne appoggiata solo dal giornalista de Il Giornale di Sicilia Mario Francese, assassinato nel gennaio del 1979, e dal giudice Cesare Terranova, anch’egli ucciso dalla mafia il settembre dello stesso anno. Dopo diversi passaggi giuridici, nel 1971 in Cassazione la condanna del primo processo venne annullata. Il nuovo dibattimento portò il 13 febbraio 1979 all’assoluzione dei Rimi per insufficienza di prove. Nonostante per anni non riuscisse a trovare alcun avvocato disposto a difenderla, poté testimoniare in tutta Italia: parlò di oltre venti omicidi, raccontò l’organizzazione delle cosche locali, descrisse il modo con cui si svolgevano i traffici illeciti fra le famiglie delle quali le aveva parlato il marito. Il processo si svolge a Perugia, la stampa la ribattezza “La vedova della lupara”: le cronache raccontano di lei che tira fuori in aula il fazzoletto imbrattato del sangue del figlio, degli sputi agli imputati e di quando si inginocchia davanti ai giudici.
Ma gli imputati vengono assolti, dopo 17 anni dalla morte del figlio, per insufficienza di prove. Serafina non esce più di casa: accusata di essere “pazza” dai parenti, pare dormisse con una pistola P38 per paura di essere ammazzata. Muore il 10 settembre del 2004, a 84 anni, quasi dimenticata nell’appartamento nei pressi del quartiere Olivuzza, a pochi passi dal palazzo di Giustizia di Palermo.



