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La sera dell’8 gennaio 1993, la mafia uccise il giornalista Giuseppe Alfano
Nel 1999, era già passata in giudicato la condanna del mandante, il boss Giuseppe Gullotti.

La sera dell’8 gennaio 1993, la mafia uccise il giornalista Giuseppe Alfano, 47 anni, per i suoi amici “Beppe”, furono esplosi tre proiettili calibro 22. Era alla guida della sua Renault in via Marconi a Barcellona Pozzo di Gotto, l’ultimo della lunga lista dei giornalisti uccisi nel secolo scorso per mano mafiosa, in Sicilia.
Alfano insegnava educazione tecnica alle scuole medie. Da giornalista mai iscritto all’Ordine, collaborò con La Sicilia di Catania, alcune radio e tv locali, Canale 10 e Tele News, di proprietà quest’ultima di Antonino Mazza, pure lui ucciso da Cosa Nostra.
Dagli intrecci tra mafia e politica fino a quelli con la massoneria deviata, Alfano raccontava tutto ciò di cui veniva a conoscenza. Per questo doveva essere eliminato.
L’8 gennaio del ‘93, quei tre colpi di pistola, l’ultimo dei quali in bocca. Nel 2006, la Cassazione rese definitiva la sentenza di condanna del killer, Nino Merlino. Nel 1999, era già passata in giudicato la condanna del mandante, il boss Giuseppe Gullotti.



