Accadde oggi

11 gennaio del 1996, a soli 14 anni, Giuseppe Di Matteo veniva barbaramente ucciso dalla mafia.

La mafia lo sciolse nell'acido

Era l’11 gennaio del 1996 quando, a soli 14 anni, Giuseppe Di Matteo veniva barbaramente ucciso dalla mafia. Figlio del collaboratore di giustizia Santino, venne strangolato e sciolto nell’acido dai suoi carcerieri, Giuseppe Monticciolo, Enzo Brusca e Vincenzo Chiodo. “Alliberateve de lu cagnuleddu”, l’ordine del boss Giovanni Brusca. Erano passati 779 giorni da quando il piccolo Di Matteo, allora dodicenne, venne rapito dal maneggio di Piana degli Albanesi, il 23 novembre 1993, da un commando di Brancaccio su ordine dei capimafia Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro e Leoluca Bagarella, oltre allo stesso Brusca. L’obiettivo era convincere Santino Di Matteo, il padre di Giuseppe, diventato collaboratore di giustizia, a ritrattare le accuse verso i mafiosi e smettere di rivelare i retroscena della Strage di Capaci. Durante la prigionia, il piccolo Giuseppe venne spostato in diversi paesi tra Palermo, Trapani e Agrigento, con la complicità di decine di uomini del disonore. E decine sono state le condanne nei confronti di coloro che hanno partecipato al rapimento e all’omicidio.

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