Cronaca

Confcommercio si dice contraria all’ordinanza del sindaco

Fa molto discutere l’ordinanza del sindaco Angelo Agnello che in via sperimentale e per tutto il periodo estivo ha deciso di liberalizzare gli orari di apertura e chiusura dei negozi, lasciando ai generi alimentari la facoltà di rimanere aperti anche nei giorni di chiusura quali il mercoledì, la domenica ed i festivi. Sulla questione é intervenuta con una nota la presidente di Confcommercio di Scordia, Lina Basso che ha espresso tutto il proprio disappunto per una decisione definita “unilaterale”:  “Confcommercio, consapevole dell’entrata in vigore nei prossimi mesi del decreto Monti, che prevede ampie forme di liberalizzazione anche per le piccole imprese, dopo avere sentito gli imprenditori ed avere chiesto loro cosa pensassero della liberalizzazione degli orari e delle aperture nei giorni festivi ed infrasettimanali ed avere ricevuto da loro parere contrario a qualunque forma di liberalizzazione, ha partecipato a due incontri pubblici organizzati dall’amministrazione comunale, il primo il 18 giugno nell’ambito della quale erano presenti le associazioni di categoria ed i commercianti che in quella occasione in maggioranza si erano espressi in modo contrario ed il secondo il 25 giugno: presenti soltanto le organizzazioni di categoria per ritornare a discutere sul tema liberalizzazione orari ed aperture dei negozi ed anche in questa occasione in maggioranza si espressero in modo contrario”.

Dopo l’ordinanza sindacale che ha non ha tenuto conto del parere espresso dalle associazioni di categoria e dagli stessi commercianti, Confcommercio ha deciso di procedere ad una raccolta di firme inviate al primo cittadino dove 23 su 26 imprese si sono dette assolutamente contrarie all’ordinanza del primo cittadino. “Il sempre aperti, ventiquattro ore al giorno a 365 giorni l’anno – afferma Lina Basso – è una condizione insostenibile, per le piccole imprese, che saranno strette nella morsa tra la rinuncia al diritto al riposo ed alla vita familiare, da una parte e la dolorosa rinuncia all’attività, dall’altra. E’ difficilmente sostenibile anche per le grandi imprese : dovranno, infatti fronteggiare, per assicurare una simile tipologia di servizio, costi crescenti, a partire dal costo del lavoro dipendente”.

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