CronacaIn rilievo

Morte di Pino Rizzo. I familiari chiedono verità e giustizia

Per i familiari, Pino non morì per incidente stradale autonomo e così la pressante richiesta di verità e giustizia, a più di due anni da quella maledetta mattina del 30 novembre 2021, è stata accolta dai giudici, approdando così in un’aula del tribunale di Caltagirone dove giovedi 21 marzo si è aperto il processo con la prima seduta, quella preliminare. Il reato ascritto è omicidio stradale. Lo scordiense Pino Rizzo avrebbe compiuto 60 anni l’8 marzo di quest’anno. Infermiere in servizio all’ospedale di Militello, la mattina di quel 30 novembre, percorreva in bici la statale 385, quando in prossimità del chilometro 31, in un tratto in discesa tra il bivio Cavoni e quello di Palagonia-Centro, trovò la morte in seguito alle gravissime ferite riportate, secondo una prima ricostruzione, nell’impatto con un camion parcheggiato in modo irregolare dal suo conducente, lungo la corsia di marcia. L’autopsia, secondo le risultanze comunicate ai familiari, evidenziò un trauma contusivo all’emitorace sinistro ed una profonda ferita alla testa. Inoltre a suffragare i forti dubbi dei familiari sul possibile coinvolgimento di un altro mezzo, vi sarebbe stato il supporto fornito dalle immagini riprese da alcune telecamere di videosorveglianza di abitazioni che si trovano nello specchio di visuale che, come raccontano ancora i familiari, avrebbe “documentato” l’impatto tra la bici ed un furgone bianco. Tesi avvalorata dagli avvocati di parte, Carmelo Coco e Marco Romagnoli, che hanno sempre ribadito che l’impatto con il furgone sarebbe risultato determinante nella morte di Rizzo.  A conclusione di approfondite indagini condotte dal sostituto procuratore Alberto Santisi, con il supporto dei Carabinieri della locale stazione, dopo avere emesso gli avvisi di garanzia, sono stati rinviati a giudizio il conducente del camion di proprietà di una ditta per la raccolta degli agrumi ed il conducente del furgone, mezzo che, dopo intense ricerche e indagini, è stato identificato, posto sotto sequestro e messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. L’udienza preliminare si è svolta nell’aula del tribunale di Caltagirone alla presenza del Pubblico Ministero, Alessandro Di Fede, dei familiari della vittima, parte offesa, e dei due imputati accompagnati dai rispettivi legali. Presente anche il Gup, Desiree Augusto. Il giudice ha accettato la richiesta dei familiari di potersi costituire come parte civile nel processo mentre i difensori dei due imputati, hanno comunicato al magistrato di voler affrontare il dibattimento secondo il rito ordinario e non abbreviato. La prossima udienza si terrà l’11 aprile. Per quella data sono stati chiamati in causa i proprietari dei due mezzi coinvolti e le rispettive compagnie assicurative.

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