Benemerenza civica per il colonnello Lucio Arcidiacono

Ha sacrificato notti e feste comandate. Il colonnello Lucio Arcidiacono, comandante del primo reparto investigativo dei Ros dei carabinieri, è stato il primo dopo il 1993, anno della latitanza, a fare pronunciare il vero nome al boss Matteo Messina Denaro dopo la sua cattura. Da otto anni era alla ricerca di quello sguardo e di poterlo assicurare alla giustizia. Dal 16 gennaio di quest’anno, è diventato il carabiniere più conosciuto anche a livello mondiale. E così, dopo che si sono attenuate su di lui le luci dei riflettori, la comunità scordiense ha voluto ringraziarlo, tributandogli la Benemerenza Civica che è stata consegnata dal sindaco, Francesco Barchitta, in rappresentanza di tutta la comunità, nel salone “Nelson Mandela” gremito in ogni ordine di posti. “Conferiamo la benemerenza – ha letto il sindaco – in virtù del suo straordinario impegno e del suo prestigioso lavoro che, grazie alla cattura del boss Matteo Messina Denaro, ha contribuito in modo significativo alla sicurezza e alla prosperità dei cittadini”. Scordiense, 50 anni, il colonnello Arcidiacono, così come ricorda il cronista di Avvenire, Nello Scavo, è entrato nell’Arma nell’ottobre del ‘93, quando la mafia faceva stragi e Totò Riina, il diabolico capo corleonese, era da poco rinchiuso in una cella di tre metri per due. Stare dalla parte dello Stato era molto di più che pensare a una carriera. Nella carriera investigativa di Arcidiacono il coordinamento di una lunga serie di operazioni ad alto livello, come l’indagine “Halycon”, incentrata sulla famiglia mafiosa di Licata accertando anche alcuni legami con la politica e un intreccio con la massoneria deviata e l’indagine “Iblis”, sulle collusioni tra politica, criminalità organizzata del Catanese e imprenditoria. Il colonnello Arcidiacono ha voluto dedicare la benemerenza al padre Rocco, allo zio Piero, condividendolo con tutti gli uomini dell’Arma con cui – ha detto – ho avuto il privilegio di lavorare. Un ricordo particolare al maresciallo capo, Filippo Salvi, morto a 36 nel 2007 nel corso delle indagini finalizzate alla cattura del superlatitante. Un pensiero speciale per la mamma, la moglie e i figli che lo hanno sempre sostenuto.



