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“Memoria è responsabilità”: il weekend della legalità vissuto dagli studenti di Scordia
Un'esperienza che ha trasformato le pagine dei libri di storia in luoghi, volti e testimonianze dirette

Un viaggio nei luoghi simbolo della lotta alla mafia per trasformare la memoria in impegno civile. È questo il senso del Weekend della Legalità, promosso dal Presidio Giovani per la Legalità dell’AS.A.E.S. “Nicola D’Antrassi” di Scordia nell’ambito del progetto Memoria Attiva, che il 13 e 14 giugno ha coinvolto gli alunni degli Istituti Comprensivi “Giovanni Verga” e “Salvo Basso”, accompagnati dalle docenti Lupica e La Torre. Al viaggio hanno preso parte anche due soci dell’associazione 22 Vintage, che hanno condiviso con il gruppo questa significativa esperienza di formazione e memoria.
Due giorni intensi tra Palermo, Partinico, Cinisi e Capaci, durante i quali studenti e accompagnatori hanno visitato alcuni dei luoghi più significativi della storia dell’antimafia italiana, raccogliendo anche testimonianze e materiali destinati alla realizzazione di un docufilm dedicato all’eredità del Pool antimafia.
La prima tappa è stata l’Aula Bunker dell’Ucciardone, teatro del Maxiprocesso a Cosa Nostra. A guidare il gruppo è stato Giovanni Paparcuri, sopravvissuto all’attentato del 1983 contro il giudice Rocco Chinnici e storico collaboratore di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Attraverso il suo racconto, i ragazzi hanno ripercorso una delle pagine più importanti della storia giudiziaria italiana, visitando anche il cosiddetto “Bunkerino”, gli uffici in cui Falcone e Borsellino prepararono il Maxiprocesso.
Il pomeriggio è proseguito in via D’Amelio, dove il 19 luglio 1992 persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Qui il gruppo ha lasciato una maglietta dell’associazione sull’ulivo della memoria, come segno di partecipazione e di impegno nella diffusione della cultura della legalità.
Particolarmente toccante anche l’incontro con Tina Montinaro, presidente dell’Associazione Quarto Savona Quindici e moglie di Antonio Montinaro, caposcorta di Giovanni Falcone, ucciso nella strage di Capaci. La sua testimonianza ha offerto ai ragazzi uno spaccato umano del sacrificio di chi ha servito lo Stato fino all’estremo.
Il secondo giorno il viaggio è proseguito a Partinico, nella villa confiscata a Gaetano Lunetto, dove aveva trovato rifugio il boss Giovanni Brusca, oggi sede di Tele Jato e della Villa della Legalità. Ad accompagnare gli studenti è stato il giornalista Pino Maniaci, che ha illustrato la trasformazione di un luogo appartenuto alla criminalità organizzata in un simbolo di riscatto civile.
Successivamente il gruppo ha raggiunto Cinisi, dove Giovanni Impastato ha accolto gli studenti nella Casa Memoria, raccontando la storia del fratello Peppino, assassinato dalla mafia nel 1978. I ragazzi hanno poi percorso i celebri “Cento Passi”, la breve distanza che separava l’abitazione degli Impastato da quella del boss Tano Badalamenti.
Ultima tappa il Giardino della Memoria “Quarto Savona Quindici”, a Capaci, dedicato alle vittime della strage del 23 maggio 1992 in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta.
A raccontare l’esperienza sono stati gli stessi studenti attraverso un articolo pubblicato nella prima edizione di giugno 2026 del giornale scolastico CCR News, firmato da Nilde Barresi, Natan Cimino, Salvo Trichini e Sara Trichini. Il messaggio che emerge dalle loro parole è racchiuso in una frase semplice ma significativa: “La memoria non è soltanto ricordo, ma responsabilità”.
Un’esperienza che ha trasformato le pagine dei libri di storia in luoghi, volti e testimonianze dirette, dimostrando come l’educazione alla legalità possa diventare un percorso concreto di crescita civile per le nuove generazioni.



