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75 anni fa moriva lo scrittore George Orwell
Il suo capolavoro, 1984, una visione distopica di un futuro dominato da un regime totalitario

George Orwell, pseudonimo di Eric Blair, è stato uno dei più acuti e lungimiranti scrittori del Novecento europeo. Nato a Motihari, in India, nel 1903 da genitori scozzesi, si spense a Londra il 21 gennaio 1950, all’età di 46 anni. Nel 1907 si trasferì in Gran Bretagna, dove completò gli studi, prima di partire per la Birmania per lavorare nella polizia imperiale indiana. Dopo cinque anni in servizio, fece ritorno in Europa, vivendo a Parigi, Londra e in altre cittadine inglesi.
In questo periodo svolse diversi lavori: insegnò nelle scuole elementari e si dedicò alla critica letteraria e al giornalismo, conducendo inchieste nelle aree industrializzate inglesi colpite dalla depressione economica. Partecipò come volontario alla guerra civile spagnola, durante la quale fu ferito, e proseguì la sua attività di scrittore, mantenendo un atteggiamento critico verso il capitalismo e la Chiesa cattolica. Durante la Seconda guerra mondiale, impossibilitato ad arruolarsi, lavorò per la BBC, realizzando trasmissioni propagandistiche per l’India.
Giornalista, saggista e romanziere, Orwell è ricordato per la sua feroce critica ai regimi dittatoriali, incluso il comunismo sovietico, che denunciò in modo sottile ma chiaro nel racconto La fattoria degli animali (Animal Farm, 1946). Due anni dopo pubblicò il suo capolavoro, 1984, una visione distopica di un futuro dominato da un regime totalitario. Nel romanzo, i principi totalitari vengono estremizzati, e i cittadini, incluso il protagonista Winston Smith, vivono sotto il controllo assoluto del Partito, guidato dal Grande Fratello e ispirato al “Socing”, una forma immaginaria di socialismo estremo.



